Ristorante Brasiliano Berimbau
Via
Marghera, 43, 20149 Milano
Tel. 02 498 7550
E’
sabato sera, sono a Milano con Giuseppe e ci stiamo gustando un aperitivo al
Roialto, uno storico locale di via Piero della Francesca, la cui fama è oggi un
po’ decaduta: il locale è mezzo vuoto. Nonostante ciò la presenza femminile è
visivamente piacevole e di rilievo. Comunque sia decidiamo, lì per lì di milanesizzarci
anche per cena. Dobbiamo scegliere dove andare. Giuseppe tergiversa con il suo
solito “adesso vediamo” e io, per non saper né leggere né scrivere estraggo la
mia sgualcita agendina cartacea sulla quale ho riportato indirizzi e numeri di alcuni
ristoranti già sperimentati o da provare.
Perché
non godersi un po’ di sana cucina tradizionale regionale? E così sia. Telefono
al “T-Garba”, cucina toscana. Stranamente non risponde nessuno e così sarà
quando riproveremo successivamente. Probabilmente è chiuso da anni. Pazienza.
Riproviamo con la cucina pugliese ed allora chiamo “Il Trullo”: il telefono da
uno strano segnale, come di numero inesistente. Niente da fare. Comincio a
sconfortarmi ma non demordo. Ci rimbalzano, nell’ordine, il friulano
(“Sauris”), il piacentino (“Se… poi… quando”), il sardo (“Baia Chia”) e pure
“Al Padellone” di via Baldinucci ci da picche, tutti o perché già al completo
oppure perché un tavolo si libererebbe dalle 22 in poi. Alla faccia del cazzo
della crisi…. In preda ad un principio di crisi isterica, decidiamo di
accantonare la cucina regionale e virare verso l’etnico. Telefono quindi al
brasiliano Berimbau e qui mi rispondono che si, non c’è problema, ci attendono
per le 21. Alleluia.
La
probabilità di trovare parcheggio non a pagamento e non in violazione del
codice della strada, di sabato sera, in via Marghera o dintorni è alquanto limitata.
Dopo un paio di giri a vuoto ci infiliamo in un parking a pagamento nei
dintorni (9 € per un’ora e mezza….) e ci dirigiamo verso il Berimbau.
Inaspettatamente,
il locale è praticamente vuoto: qualche tavolo occupato nella sala all’ingresso
e nulla di più. Forse la cucina brasiliana non è più di moda come una volta. L’arredamento
è carino, vivaci colori gialli alle pareti. Ai tavoli (ben distanziati tra
loro… ma d’altronde non c’è quasi nessuno…) tovaglie pure gialle, come i
tovaglioli, appoggiati su piatti decorati con il nome del locale; sedie larghe
e comode. Il personale che si occupa di noi, cortese ed amichevole ma molto
frettoloso – come in tutti i locali brasiliani, chissà perché? – è di origine
sudamericana. Il gestore, o quantomeno il signore che si occupa della cassa, è
invece cinese, tanto per cambiare.
Ci
facciamo portare un paio di margarita
frozen alla fragola, di cui faremo poi il bis, sostanzialmente pasteggiando
con questo drink non esattamente brasiliano, ma francamente ce ne freghiamo. Il
primo cocktail è piuttosto leggero, mentre il secondo sarà ben più alcolico e
si farà sentire.
Il
cameriere ci porta in tavola un piattino con alcuni appetizer abbastanza
gustosi: un paio di mini polpettine al formaggio, altre due molto speziate e
due piccole pagnottine gialle, dal contenuto indefinito ma piacevole
Considerato
che normalmente al ristorante brasiliano tentano di rimpinzarti di antipasti
che ti fanno pure strapagare, decidiamo di saltare a piè pari i pur invitanti piatti
esposti (noto, tra gli altri, frittatine, formaggi, insalate e verdure miste) e
chiediamo di partire subito con il churrasco.
Come
accompagnamento della carne vengono recate in tavola alcune ciotole contenenti
patate fritte, polentine pure fritte, riso bianco, feijoada, banana fritta e
anelli di cipolla, più una salsina alle verdure e una scodellina con un simil
pan grattato speziato.
Con
la solita speditezza arrivano gli spiedi e, come da consuetudine, i primi sono
quelli delle carni meno pregiate: pollo,
salsiccia, prosciutto arrosto, costine
di maiale. Poi arrivano anche l’agnello
e soprattutto, la picanha, deliziosa
e di cui farò un bis più tardi, il controfiletto,
lo scamone, il filetto e poi ancora un filetto
all’origano, molto particolare.
Finiamo,
esausti dal cibo ingurgitato oltretutto a velocità elevata, con il classico ananas allo spiedo. Debbo dire che
complessivamente la qualità della carne, senza essere strabiliante, è
soddisfacente ed è migliore rispetto a quella di un altro noto ristorante
brasiliano di piazzale Lotto, sicuramente più frequentato e modaiolo, ma ormai
decaduto quanto a qualità e soprattutto a rapporto q/p.
Il
conto è pari ad € 104,00 complessivi, ovvero ad € 52,00 cadauno. Non è
esattamente conveniente, anche considerato che non abbiamo preso né antipasto
né dessert, ma effettivamente abbiamo consumato quattro cocktail, oltre al
churrasco. Secondo me si può trovare di meglio. Voi fate pure i vostri
ragionamenti.
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