mercoledì 5 febbraio 2014

BERIMBAU - Milano



Ristorante Brasiliano Berimbau
Via Marghera, 43, 20149 Milano
Tel. 02 498 7550


E’ sabato sera, sono a Milano con Giuseppe e ci stiamo gustando un aperitivo al Roialto, uno storico locale di via Piero della Francesca, la cui fama è oggi un po’ decaduta: il locale è mezzo vuoto. Nonostante ciò la presenza femminile è visivamente piacevole e di rilievo. Comunque sia decidiamo, lì per lì di milanesizzarci anche per cena. Dobbiamo scegliere dove andare. Giuseppe tergiversa con il suo solito “adesso vediamo” e io, per non saper né leggere né scrivere estraggo la mia sgualcita agendina cartacea sulla quale ho riportato indirizzi e numeri di alcuni ristoranti già sperimentati o da provare.
Perché non godersi un po’ di sana cucina tradizionale regionale? E così sia. Telefono al “T-Garba”, cucina toscana. Stranamente non risponde nessuno e così sarà quando riproveremo successivamente. Probabilmente è chiuso da anni. Pazienza. Riproviamo con la cucina pugliese ed allora chiamo “Il Trullo”: il telefono da uno strano segnale, come di numero inesistente. Niente da fare. Comincio a sconfortarmi ma non demordo. Ci rimbalzano, nell’ordine, il friulano (“Sauris”), il piacentino (“Se… poi… quando”), il sardo (“Baia Chia”) e pure “Al Padellone” di via Baldinucci ci da picche, tutti o perché già al completo oppure perché un tavolo si libererebbe dalle 22 in poi. Alla faccia del cazzo della crisi…. In preda ad un principio di crisi isterica, decidiamo di accantonare la cucina regionale e virare verso l’etnico. Telefono quindi al brasiliano Berimbau e qui mi rispondono che si, non c’è problema, ci attendono per le 21. Alleluia.
La probabilità di trovare parcheggio non a pagamento e non in violazione del codice della strada, di sabato sera, in via Marghera o dintorni è alquanto limitata. Dopo un paio di giri a vuoto ci infiliamo in un parking a pagamento nei dintorni (9 € per un’ora e mezza….) e ci dirigiamo verso il Berimbau.
Inaspettatamente, il locale è praticamente vuoto: qualche tavolo occupato nella sala all’ingresso e nulla di più. Forse la cucina brasiliana non è più di moda come una volta. L’arredamento è carino, vivaci colori gialli alle pareti. Ai tavoli (ben distanziati tra loro… ma d’altronde non c’è quasi nessuno…) tovaglie pure gialle, come i tovaglioli, appoggiati su piatti decorati con il nome del locale; sedie larghe e comode. Il personale che si occupa di noi, cortese ed amichevole ma molto frettoloso – come in tutti i locali brasiliani, chissà perché? – è di origine sudamericana. Il gestore, o quantomeno il signore che si occupa della cassa, è invece cinese, tanto per cambiare.
Ci facciamo portare un paio di margarita frozen alla fragola, di cui faremo poi il bis, sostanzialmente pasteggiando con questo drink non esattamente brasiliano, ma francamente ce ne freghiamo. Il primo cocktail è piuttosto leggero, mentre il secondo sarà ben più alcolico e si farà sentire.
Il cameriere ci porta in tavola un piattino con alcuni appetizer abbastanza gustosi: un paio di mini polpettine al formaggio, altre due molto speziate e due piccole pagnottine gialle, dal contenuto indefinito ma piacevole
Considerato che normalmente al ristorante brasiliano tentano di rimpinzarti di antipasti che ti fanno pure strapagare, decidiamo di saltare a piè pari i pur invitanti piatti esposti (noto, tra gli altri, frittatine, formaggi, insalate e verdure miste) e chiediamo di partire subito con il churrasco.
Come accompagnamento della carne vengono recate in tavola alcune ciotole contenenti patate fritte, polentine pure fritte, riso bianco, feijoada, banana fritta e anelli di cipolla, più una salsina alle verdure e una scodellina con un simil pan grattato speziato.
Con la solita speditezza arrivano gli spiedi e, come da consuetudine, i primi sono quelli delle carni meno pregiate: pollo, salsiccia, prosciutto arrosto, costine di maiale. Poi arrivano anche l’agnello e soprattutto, la picanha, deliziosa e di cui farò un bis più tardi, il controfiletto, lo scamone, il filetto e poi ancora un filetto all’origano, molto particolare.
Finiamo, esausti dal cibo ingurgitato oltretutto a velocità elevata, con il classico ananas allo spiedo. Debbo dire che complessivamente la qualità della carne, senza essere strabiliante, è soddisfacente ed è migliore rispetto a quella di un altro noto ristorante brasiliano di piazzale Lotto, sicuramente più frequentato e modaiolo, ma ormai decaduto quanto a qualità e soprattutto a rapporto q/p.
Il conto è pari ad € 104,00 complessivi, ovvero ad € 52,00 cadauno. Non è esattamente conveniente, anche considerato che non abbiamo preso né antipasto né dessert, ma effettivamente abbiamo consumato quattro cocktail, oltre al churrasco. Secondo me si può trovare di meglio. Voi fate pure i vostri ragionamenti.

lunedì 3 febbraio 2014

SUBAN - Trieste



RISTORANTE SUBAN
Via E. Comici, 2/D
34128 Trieste (TS)
Tel. 040 54368


Durante un breve soggiorno di piacere nella gloriosa città redenta, decido di prenotare un tavolo per due in questo ristorante di antica tradizione, considerato un must triestino. Il locale è fuori dal centro, in zona periferica ma residenziale e tranquilla. Ci si va per forza in auto (o taxi). L’ambiente è rustico ma elegante, con soffitti in legno, lampadari in ferro battuto e pavimenti tipo graniglia; una vetrata lascia intravedere la cucina ed in particolare una grande griglia sulla quale vengono cucinate le carni. Tavoli ben distanziati tra di loro, sedie comode. Clientela non giovane e prevalentemente piuttosto elegante. Figa non pervenuta.
Veniamo accompagnati al tavolo dal signor Suban in persona (e sticazzi no?), gentilissimo proprietario che prenderà le nostre ordinazioni e più volte passerà per domandarci se tutto va bene.

Scelgo, dalla carta dei vini, una bottiglia di vino, giustappunto. Non c’è invece la carta dei piatti (e questa cosa non mi piace mai): il signor Suban, dopo averci portato come amuse bouche una piccola ma saporita tartina con ossocollo, ci elenca a voce antipasti e primi e stabiliamo che valuteremo in seguito se ordinare o meno anche i secondi.

Come antipasto, entrambi ordiniamo lo strudel ai formaggi, con fonduta tartufata.
Il piatto, composto anche da tre fettine arrotolate di speck, ci viene portato dopo pochi minuti di attesa ed è davvero eccellente: ottima la consistenza, così come il sapore dei formaggi e della fonduta al tartufo, che costituiscono il ripieno; forse la porzione è un po’ risicata: me ne sarei pappata subito un’altra.

Dopo un breve lasso di tempo viene servito il primo da me ordinato: degli spatzli, ovvero degli gnocchetti di farina di grano duro, alle verdure.
A sorpresa il mio piatto contiene altri due assaggi di primi, delle pennette al sugo di gallinella (eccellenti) e una crespellina al basilico (molto buona). Col senno di poi, avrei scelto uno degli altri due piatti in quanto i gnocchetti, seppur buoni, non raggiungono il livello delle penne e della crespella. La stessa crespella, peraltro, è stata ordinata da mia moglie ma la comanda è … andata perduta e il piatto non viene servito. Carolina non la prende benissimo, Quando il proprietario ci domanda come procede la cena glielo facciamo notare e lui si incupisce pesantemente. Nessun problema, entrambi ordiniamo i secondi. Dopo poco, però, l’eclettico mr. Suban porta comunque al tavolo una mezza porzione di crespelle al basilico. La crespella non verrà calcolata nel conto finale: ben fatto.

Eccoci ai secondi.
Per me una tagliata di manzo, che viene affettata al tavolo dal cameriere e condita con solo poco pepe, risulta essere tenera, saporita e di giusta cottura media, come richiesto.
Mia moglie opta per la lombatina di maiale ripiena di prosciutto e formaggio, accompagnata anche da due salsiccette di agnello (sempre per farsi perdonare della mancanza di prima). Portate entrambe valide. Di contorno delle classiche patate al forno.

Trascorso qualche minuto, quando il ristorante si sta oramai svuotando, ordiniamo anche due dessert, ovvero un millefoglie per me e un rigo jangsi per mia moglie.
Il mio dolce è una soffice e freschissima crema pasticcera sulla quale sono appoggiate due fragranti sfoglie: ottimo davvero. Il rigo jangsi è una sorta di mousse di cioccolato e panna con una base di pan di Spagna e sopra un sottile strato di cioccolato fondente.
Abbiamo concluso questa ottima cena. Il conto ammonta ad € 100,00 tondi. Per me, se andate a Trieste, è da provare. Voi fate pure i vostro ragionamenti ordinari.

domenica 2 febbraio 2014

OSTERIA DEL BINARI - Milano

OSTERIA DEL BINARI
Via Tortona,1
20144 Milano
Tel. 028395095
www.osteriadelbinari.com


Zog, Tom Bon, Circolo dei canottieri e ora il Cafè del Binari. La scelta della location per i ragazzi di Roll Over Beethoven è andata migliorando ogni volta, tutte (tranne lo Zog) avevano una particolarità. C'è la door selection nella nuova location ai binari  ed una coda abbastanza lunga da affrontare il sabato sera sotto la pioggia ; per fortuna ci sono amiche all'interno che ci vengono a recuperare e ci fanno entrare dalle liste ...
La musica è quell'elettronica che fa ballare tra funk, disco, house e qualche pezzo di indie, e mette d'accordo clubber di primo pelo ed ex rocker. Il pubblico è quello un po' della moda, un po' dei fighetti delle agenzie creative, un po' dei commessi di ticinella e alla fine qualcuno che conosci lo trovi sempre. Terza e ultima garanzia: le belle ragazze non mancano mai, e questo è fondamentale.
La parte dancing é un po' stretta ed angusta mentre tutto il resto (dove si può chiacchierare amabilmente) è ampio e con una luce che ti permette di vedere bene il movimento che ti circonda ; c'è uno spazio anche all'aperto che in un inverno uggioso é sfruttato soprattutto dai fumatori .
I drink sono in bicchieri di plastica con materia prima non di prima scelta al costo di 10 Euro : forse questa è la pecca più grande di questa location alternativa ma assolutamente interessante per un modo nuovo di interpretare la notte milanese ...

sabato 1 febbraio 2014

FINGER'S - milano

FINGER'S
Via San Gerolamo Emiliani,2
20135 Milano
Tel. 02-54122675


Non tornavo in questo ristorante giapponese fashion da un sacco di tempo ; un po' perché ero stato più recentemente al finger's Garden (gemmazione dello stesso stesso in via keplero con ampio giardino estivo) ed un po' perché la mia compagna non adora la cucina del Sol levante.
Roberto Okabe insieme a Clarence Seedorf hanno iniziato questa esperienza ormai parecchi anni fa e questi ristoranti sono stati agli onori della cronaca sia per motivi 'gossippari' che anche per qualche episodio di evasione fiscale consolidata nel tempo !
Sabato primo febbraio (anche per la vicinanza a casa) ci siamo recati li alle 22.30 : locale sempre affollato e ben frequentato ; nonostante le luci soffuse ed il we (non il giorno migliore per uscire a Milano) si intravedono solite tavolate con modelline e viveur milanesi ; anche qualche coppia non all'altezza della nomea che in genere durante la settimana non si incrocia ...
I due (uomo e donna)  all'ingresso sono sempre gli stessi e nonostante la mia lunga assenza mi riconoscono e mi fanno un po' di feste ; d'altro canto l'ho frequentato davvero spesso in passato ed ero abbastanza di casa ...
Ci sediamo al tatami (era l'unico tavolo già pronto) ed ordiniamo un po' di piatti che esulano un po' dai classici giappo : edamame, insalata finger's (con Sashimi misto), gin dara (merluzzo al miso), Okabe mix (carpaccio di pesce misto su letto di gaspacho -uno dei miei piatti preferiti), un tempura di gamberi (delicato e gustoso) e un secondo nuovo che non avevo mai provato .
Un tonno tagliato e presentato in modo strano e cotto con il miso in maniera che rimanga assolutamente tenero soprattutto nelle parti in prossimità della pelle : degno di nota !
Non prendiamo vino ma un 'classico' mojito sakè ... Merita assolutamente se si ha voglia di cambiare un po' e non andare sul classico bianco da pesce.
Nell'insieme : bravi ragazzi, siete sempre all'altezza !

venerdì 31 gennaio 2014

UNICO RESTAURANT - Milano

UNICO RESTAURANT
Via Achille Papa,30
20149 Milano
Tel. 02-39261025
Orari
lun-ven 12.00-15.00 19.30-23.00
dom      12.00-16.00 (per il brunch) 19.30-00.30
chiusura: sabato a mezzogiorno
www.unicorestaurant.it


Il ristorante di Fabio Baldassarre aperto da circa tre anni é sito al ventesimo piano di un grattacielo di recente costruzione che sorge nelle vicinanze di viale Certosa. Un po' fuori mano ma la sky line milanese di cui si gode ed il locale super vetrato e dal design moderno con cucina a vista, valgono sicuramente il viaggio .
L'accueil è degno di un ristorante pluristellato e la frequentazione (ci sono stato venerdì sera 31/01/14)  era mediamente giovane con tavolate e coppie abbastanza 'tirate'  .
Menù degustazioni a 6, 8 e 12 portate e menù alla carte ampio e con piatti creativi ed innovativi ;
Abbiamo preso tre piatti a testa perché, essendoci già stati sapevamo che le porzioni non erano eccessive e che avremmo quindi potuto degustare diversi piatti .
Carta dei vini ampia e ricercata con una bella presenza di bollicine .
Iniziamo con un carpaccio di pesce con agrumi assolutamente  delizioso ed una tartara di fassona anch'essa degna di nota.
Il mio primo (un fusillo in guazzetto di pesce e molluschi con ceci) senza alcun ombra di dubbio il miglior piatto della serata : altissimo livello.
Un po' sotto tono delle lasagnette con polpette di agnello leggermente insipide e non degne di nota.
Il secondo ha invertito un po' le parti ; il mio rognone con spuma di birra senza infamia e senza lode (nonostante la spuma di birra avesse l'intenzione di stemperare il grasso del rognone il risultato non era eccezionale). Il  brasato cotto a bassa temperatura per 36 ore ha invece stupito per qualità della materia prima e tenerezza .
Due dolci invece non strepitosi ; un sorbetto al sedano un po' forzato come gusti ed una rivisitazione della creme brûlé fredda e non di nostro gusto.
Servizio attento (non attentissimo) e personale preparato .
Il  ristorante e lo chef hanno enormi potenzialità ma secondo me presentano troppi alti e bassi : si può ancora migliorare !

mercoledì 29 gennaio 2014

PASTA MADRE - Milano


PASTA MADRE
Via Bernardino Corio,8
20135 Milano
Tel. 02-55190020


Questo piccolo ristorante si trova in via Bernardino Corio, nella zona di Porta Romana, ricca di locali e molto frequentata nei fine settimana. Difficile trovare posteggio in strada nelle vicinanze del ristorante, se non per un clamoroso colpo di culo che noi non abbiamo, per cui senza indugio ci rifugiamo in un parking a pagamento nella vicina via Papi (Nb il parking costa una discreta schioppettata).
Siamo in sei ed abbiamo prenotato con un certo margine di anticipo (sette/otto giorni) giacché da Pasta Madre non è così semplice trovare un tavolo, tanto più per un numero di commensali quali il nostro.
Ci accomodiamo, assistiti da un tizio piuttosto gentile che ci seguirà – unitamente ad altri due – per tutta la serata. Non so se si tratti dei proprietari (sono tutti in abiti “civili”), in ogni caso si mostreranno disponibili, simpatici e professionali.
Il servizio non è velocissimo, a dire il vero, ma a noi sta bene così, in quanto vogliamo trascorrere l’intera serata qui, cazzeggiando e chiacchierando del più e del meno. Così sarà, poiché nessuno ci mette fretta e godiamo della cena e del dopo cena con il giusto relax.
Il locale dispone, approssimativamente di una trentina di coperti; l’arredamento è prevalentemente in legno, carino ed elegante. Molto bello, in particolare, il reparto bancone-cassa; il soffitto è composto da tubolari in cartone. Tavoli quadrati ed eleganti, tovaglie bianche, stoviglieria classica e sedie, ahimè, decisamente troppo strette.
Chi ha il culone grosso ha senz’altro dei problemi a star seduto qui per tutta la sera.
La filosofia del locale è impostata su una cucina prevalentemente mediterranea (siciliana, più che altro) e, come suggerisce anche il nome stesso del ristorante, sull’uso di prodotti biologici, o meglio, naturali. Normalmente queste robe da gastro-fighetti modaioli mi stanno fortemente sulle palle, ma se il cibo è buono, perché non provare? Tra l’altro, la pasta fresca viene preparata giornalmente dal laboratorio annesso, così come i (deliziosi) prodotti di pasticceria.
Veniamo alle ordinazioni.
Accompagniamo la cena con due bottiglie di una bevanda alcoolica ottenuta dalla fermentazione del frutto della vite, di cui però, per regolamento, non posso dire di più. Le ragazze preferiscono iniziare con un paio di bicchieri di quell’altra bevanda alcoolica, solitamente di colore giallo, prodotta grazie alla fermentazione di quel cereale denominato malto.
Tutti scegliamo due portate principali (oltre al successivo dessert), chi antipasto e primo, chi antipasto e secondo e chi, come il sottoscritto, un primo ed un secondo. Personalmente, con la scusa che devo recensire il locale, assaggio un po’ tutti i piatti.
Gli antipasti sono due insalate di carciofi crudi con gamberi rossi di Mazara e crusco croccante di Senise, un’insalata di puntarelle e alici e due sformati di ricotta fresca con cime di rapa. Sicuramente da segnalare, tra i suddetti antipasti, le insalate con i gamberi, freschissimi e dal sapore eccellente.
Come primo scegliamo (in quattro) gli spaghettoni con sarde alla palermitana, che si rivelano davvero ottimi: perfetta la cottura della pasta, eccellente l’amalgama con il sugo, composto anche da pinoli, uvetta e pane grattato. Non avevo mai assaggiato questo piatto e debbo dire che l’ho trovato davvero molto interessante e ben fatto.
I secondi sono un piatto di sardine in saor (buone) e due di polpette di baccalà, con un’insalata di arance e finocchi. Le polpette sono molto buone: ben croccanti e dorate esternamente, morbide e saporite internamente. L’insalatina avrebbe bisogno di un po’ di condimento in più.
Concludiamo con il dessert (cinque su sei). Ci viene comunicato, purtroppo, che alcune portate non sono più disponibili, per cui ci orientiamo sulla millefoglie classica e un crumble di mele con gelato alla cannella. Il millefoglie, con i lamponi, è buonissimo: fresco, profumato, davvero ben fatto.
In due accompagniamo il dolce con un bicchierino di un’altra bevanda alcoolica, ottenuta sempre dal frutto della vite, però appassito. Tanto vi basti.
Dopo i caffè ci dilunghiamo nelle chiacchiere per qualche minuto ancora e si fa davvero tardi; nel frattempo il ristorante ha pressoché completato il doppio turno e noi siamo gli unici ospiti presenti sin dall’inizio della serata. Chiediamo il conto, che ammonta complessivamente ad € 278,00, ovvero circa € 46,00 cadauno. Non posso dire se per me è troppo o poco, oppure giusto. Fate come sempre i vostri ragionamenti. A me personalmente il locale è piaciuto, anche se ho saputo di altri che hanno imbroccato forse una serata storta dello chef. 

D'O - Cornaredo (MI)


D'O
Via Magenta 18
20010 San Pietro all'Olmo
Cornaredo - Milano - Italy
Per prenotazioni: tel. +39 02 9362209 dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 18.30 alle ore 20.00. Domenica e lunedì chiuso.
Non si accettano carte di credito e bancomat. 
Dal 1° dicembre sono aperte le prenotazioni per aprile, maggio, giugno e luglio.
sito internet: www.cucinapop.do
            
Partiamo subito dalla vera nota stonata di un pranzo a casa dello Chef Oldani: la prenotazione. La prima volta che abbiamo tentato di riservare un tavolo sapevamo dei lunghissimi tempi d’attesa ma non ci aspettavamo che anche per il pranzo avremmo dovuto attendere addirittura sei mesi. Ancora più spiacevole (anzi, ci ha fatto davvero incazzare) è stato avere appurato che una nostra cara conoscente, che normalmente prenota una volta per l’altra ogni volta che si trova a desinare al D’O, aveva non si sa come ottenuto un tavolo un mese prima di noi pur avendo prenotato un mese dopo di noi. Misteri della fede. Ne deduco che l’assegnazione del giorno dipenda forse da una scelta strategica, forse da una mossa di marketing o forse dalla fortuna. O forse semplicemente dipende dal fatto che “fa molto figo” poter dire che c’è una lista d’attesa di sei mesi, anche per pranzo. E’ necessario confermare almeno una settimana prima e solo in certi orari, sperando di trovare libero (il che capita raramente).

Dopo tutta questa agognata trafila (che manco al KGB dei tempi d’oro erano così pignoli)  veniamo a ciò che più interessa, ovvero la descrizione della nostra giornata al D’O. Siamo in due, io e Carolina e ci presentiamo puntuali alle 12,30 come richiestoci (anche qui ci sarebbe da ridire…). Con noi entrano praticamente tutti gli altri commensali. Veniamo accolti da Chef Oldani in persona, che raccoglie i nostri cappotti, ed accompagnati al tavolo che si trova in una delle due salette, quella di destra, che compongono il locale. L’ambiente non è per niente chiccoso né elegante. Peraltro siamo a Cornaredo e non in centro a Milano, per cui non è un posto di tendenza: chi viene qui lo fa per provare una cucina stellata ad un prezzo ragionevole, non per figheggiare. Non vi è nulla di troppo ricercato nell’arredamento e nell’allestimento dei tavoli. L’ambiente è comunque piacevole e caldo, anche grazie ai colori tenui delle tovaglie e delle pareti. Ci sentiamo a nostro agio. Prendiamo dimestichezza con la forchetta-cucchiaio e con i bicchieri di design marchiati Oldani e subito un cameriere gentilissimo viene a prendere le nostre ordinazioni. Oltre al suddetto cameriere, lo stesso Oldani si recherà più volte presso il nostro tavolo per chiedere se tutto va bene e per invitarci a criticarlo apertamente qualora vi fosse qualche cosa non di nostro gradimento. Seee. E chi si osa?

Beviamo anche del vino, ma non posso dire quale, sennò l'admin mi cazzia.

Entrambi optiamo per il menù degustazione, ma prima non vogliamo certo farci mancare uno dei piatti più celebri del nostro Chef, ossia la Cipolla caramellata, Grana Padano Riserva D’O, caldo e freddo.
Che dire? Io lo definirei un piatto eccellente, davvero delizioso. Sublime la sfoglia, incredibile il contrasto e la contemporanea amalgama che si crea tra la cipolla ed il formaggio. Questo è senza dubbio il piatto che più ho apprezzato durante questo pranzo. Da cinema!

Partiamo con il menù degustazione e il cameriere, che descrive minuziosamente i piatti ad ogni portata, ci reca in tavola la "sfoglia d’uovo farcita, crescenza muffata, zafferano in salsa". Piatto ben riuscito e dal gusto innovativo ed originale. Piace, in particolare, il contrasto tra il sapore delicato dell’uovo, il piccante del formaggio e l’agro delle due palline di rapa in agrodolce adagiate in cima al piatto.

Eccoci al primo: "cachi, arabica amara, acciughe e pasta grattata". Nella mia personale classifica questo piatto si colloca al secondo posto. Squisito. La pasta grattata è una sorta di pastina, incorporata con formaggio grana e “spruzzata” con qualche striscia di polpa di caco, con una riduzione di caffè e con qualche tratto di spuma di acciuga. Una sorta di acquarello che crea un connubio olfattivo e gustativo sorprendente, considerati gli ingredienti così differenti tra loro.

Veniamo al secondo piatto: "cianfotta di topinambur, scorzonera, cavolo, polvere di zucca, cardi cremosi con seppia al tè". Un piatto complicatissimo, ma nell’insieme riuscito e molto molto gradevole. Stupisce la consistenza della seppia e l’accostamento con verdure dolci e amare e radici. Oldani, come negli altri piatti, gioca con i contrasti e crea un connubio sorprendentemente armonico.

Siamo al dessert, ovvero le "castagne setate, dolci e salate, panettone tostato, uvetta e finocchio all’eucalipto". Trovo assolutamente delizioso il panettone tostato, dolce e croccante, e molto delicata la crema fresca di castagne. Il contrasto, nel piatto, è certamente dato dal finocchio all’eucalipto e forse questo abbinamento è quello che mi convince meno, per la particolarità dell’aroma e del profumo del finocchio stesso, che recano una fragranza molto intensa al piatto.

Abbiamo terminato. Il conto ammonta complessivamente ad € 99,00. Da un lato la altissima qualità dei piatti, un ambiente molto accogliente pur senza essere particolarmente sofisticato e un servizio adeguatamente solerte e particolarmente gentile. Dall’altro la trafila per riuscire ad arrivarci. Tentiamo di prenotare già per la prossima volta ma le prenotazioni (per aprile) verranno prese solo a partire da dicembre. Per me ne vale la pena. Voi, come sempre, fate i vostri ragionamenti.